Enrico IV a Vico

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20 luglio 2012 di pirandelloweb

Il 29 luglio (ore 21.00) appuntamento a Vico del Gargano presso l’Anfiteatro Carlo Hintermann con “Io so che a me bambino” di Ettore Catalano, liberamente ispirato a Enrico IV di Luigi Pirandello. 
Regia di Vito Signorile. 
Protagonisti: Antonio Salines, Tina Tempesta, Antonella Genga, Alfredo Vasco, Enzo Vacca, Mino De Cataldo, Stefania Bove, Marcantonio Gallo, Patrizio Altieri.  
Scene di Luca Ruzza; costumi di Francesco Capece; musiche originali di Gianni Giannotti.
Gruppo Abeliano foto
Un borghese romano prende parte ad una mascherata in costume nella quale impersona Enrico IV. Alla messa in scena prendono parte anche Matilde di Spina, donna di cui è innamorato, ed il suo rivale in amore Belcredi. Quest’ultimo disarciona Enrico IV che, nella caduta, batte la testa e si convince di essere realmente il personaggio storico che stava impersonando. La follia dell’uomo viene assecondata dai servitori che il nipote di Nolli mette al suo servizio per alleviare le sue sofferenze. 
Dopo 12 anni Enrico guarisce e comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per rubargli l’amore di Matilde, che poi si è sposata con Belcredi ed è fuggita con lui. Decide così di fingere di essere ancora pazzo, di immedesimarsi nella sua maschera per non voler vedere la realtà dolorosa. 
Dopo 20 anni dalla caduta, Matilde, in compagnia di Belcredi, della loro figlia e di uno psichiatra vanno a trovare Enrico IV. Lo psichiatra è molto interessato al caso della pazzia di Enrico IV, che continua a fingersi pazzo, e dice che per farlo guarire si potrebbe provare a ricostruire la stessa scena di 20 anni prima e di ripetere la caduta da cavallo. La scena viene così allestita, ma al posto di Matilde recita la figlia. Enrico IV si ritrova così di fronte la ragazza, che è esattamente uguale alla madre Matilde da giovane, la donna che Enrico aveva amato e che ama ancora. Ha così uno slancio che lo porta ad abbracciare la ragazza, ma Belcredi, il suo rivale, non vuole che sua figlia sia abbracciata da Enrico IV e si oppone. Enrico IV sguaina così la spada e trafigge Belcredi ferendolo a morte: per sfuggire definitivamente alla realtà “normale” (in cui tra l’altro sarebbe stato imprigionato e processato), decide di fingersi pazzo per sempre.
In questa riscrittura di Ettore Catalano, prende vita il fantasma dello stesso Pirandello e di sua moglie Antonietta.
da gruppoabelianoblog
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