L’eterno conflitto essere – apparire di Pirandello

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16 luglio 2012 di pirandelloweb

Pirandelliana

da Visum

Anche quest’anno è tornata nella splendida cornice del Giardino della Basilica di Sant’Alessio all’Aventino, a Roma, l’appuntamento con la rassegna teatrale, Pirandelliana, diretta dal regista Marcello Amici che esplora la drammaturgia dello scrittore siciliano. Giunta alla XIV edizione, la manifestazione, dal 5 luglio al 5 agosto, si è aperta con la commedia Così è (se vi pare) e andrà in scena nei giorni pari (martedì, giovedì, sabato), mentre nei giorni dispari (mercoledì, venerdì, domenica) toccherà a quattro atti unici, sempre di Pirandello: La verità, La patente, L’uomo dal fiore in bocca, All’uscita.

La trama di Così è (se vi pare) è nota. La vita di un paese siciliano viene scossa dall’arrivo del nuovo impiegato comunale, il signor Ponza, e di sua suocera, la signora Frola. Si mormora che con loro sia arrivata anche la moglie dell’impiegato, ma nessuno l’ha mai vista. Cresce l’interesse della gente quando si viene a sapere che la moglie del signor Ponza vive segregata in casa, senza avere rapporti neanche con la madre. Costretti a giustificarsi agli occhi del mondo, i due sventurati diventano imputati di un processo dalle domande incalzanti. Per loro il salotto borghese si trasforma nell’aula di un tribunale, che somiglia più che altro ad una “stanza delle torture”.

L’eterno conflitto Essere – Apparire sembra annullarsi nell’intuizione di Luigi Pirandello, imbrigliato tra gli ingranaggi molesti di un congegno sociale, invadente ed ostile. Ciò che (ap)pare e ciò che è in realtà, come un’immagine riflessa. Nel gioco degli specchi, però lo sdoppiamento riproduce la copia ma anche il suo esatto contrario. Il testo di Così è (se vi pare) racchiude già nel titolo una delle tematiche principali del grande drammaturgo siciliano: niente è certo, tutto è relativo. La poca attendibilità dell’umana percezione, viziata dalla miopia dei suoi sentimenti, trova lo spunto ideale per una dissacrante rappresentazione della borghesia di provincia, covo di malelingue e di ipocrisie di buon vicinato.

L’opera, scritta da Pirandello nel 1917, è un vero e proprio thriller incentrato sull’incalzare del mistero più che sulla soluzione del dramma. La successione dei diversi punti di vista da parte della signora Frola e del signor Ponza, imputati involontari di un processo inquisitorio, crea un’ansia di conoscenza sempre maggiore, man mano che la vicenda sembri arrivare alla sua giusta conclusione.
La battuta finale della funerea signora Ponza, “Per me, io sono colei che mi si crede”, ha l’effetto di una doccia fredda, destinata a cancellare qualsiasi traccia della sospirata verità.

A ognuno, dunque, la facoltà di trarre da questa opera le conclusioni che vuole e le verità che maggiormente ritiene verosimili. Non è proprio questa la bellezza dell’esistere? Quanto sarebbe, sennò, piatta e noiosa la nostra vita se esistesse sempre e solo una verità incontrovertibile.

Questo Così è (se vi pare) visto da Marcello Amici, ben compenetrato nel ruolo di Lamberto Laudisi, è uno spettacolo emozionante, ben congegnato, con una compagnia di attori ad altissimo livello.

Ottime le caricature di certi personaggi: i coniugi Sirelli, interpretati da Raffaella Zappalà e Umberto Quadraroli, nonché la Signora Cini (Roberta Rubbino), per sottolinearne il provincialismo, dileggiandolo al contempo.

Magistrale l’interpretazione sofferta di Ingrid Mauretti (La Signora Frola), così come quelle di Giuseppe Arnone (Il signor Ponza, genero della Signora Frola) e di Valeria Pistillo (La Signora Ponza), che appare, tanto attesa, solo alla fine, ma le sue poche battute sono efficaci quanto basta. Notevole l’interpretazione di Marco Vincenzetti, nel ruolo del consigliere Agazzi. Senz’altro uno spettacolo da vedere per le emozioni ed il fascino del testo pirandelliano.

da Visum
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