Il pessimismo pirandelliano nelle maschere d’oggi

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17 febbraio 2012 di pirandelloweb

“Una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile”
L.Pirandello

La crisi dell’uomo contemporaneo trova in Luigi Pirandello uno straordinario interprete.
Lo scrittore siciliano svolse un’accurata esplorazione della condizione in cui versava l’uomo del suo tempo in un periodo di profondi cambiamenti, quale il fascismo. Però, di là dei gravi conflitti che imperversavano nel Paese, il centro della sua riflessione divenne l’uomo. Pirandello fondò, infatti, la propria indagine sulle complessità e le lacerazioni dell’interiorità dell’io, che il mondo moderno rendeva più evidenti.
Il nodo centrale dell’intera opera dell’artista consiste nel problema dell’identità, che si spiega principalmente nel dissidio vita-forma e che, oltre ad essere stato il tema più ricorrente, quasi ossessivo, della vasta produzione pirandelliana, è anche un grave problema che angustia la società moderna.
Nella vita, flusso costante e abissale, per stare al mondo è necessario assumere una forma, una maschera, che costringe ad un ruolo fisso e dunque illusorio.
È, in genere, un avvenimento accidentale e inspiegabile la causa che ispira la macchina narrativa e rappresentativa pirandelliana e che, anche nella vita di tutti i giorni, incrina la maschera e rivela il fondo: il magma caotico, che altro non è se non la realtà a lungo celata, “mascherata”, appunto. Così l’uomo si accorge della condizione in cui vive, il relativismo, vale a dire il contrasto vita-forma, che è anche il concetto base di tutta la poetica di Pirandello, come è stato già detto.
Dopo aver acquisito consapevolezza del suo essere forma, l’uomo ha tre possibilità: o accetta passivamente la maschera che lui stesso ha indossato oppure con cui gli altri tendono a identificarlo, perché incapace di ribellarsi, o accetta il suo ruolo con atteggiamento ironico-umoristico, pur non rassegnandosi, o reagisce con disperazione. In ogni caso, non riuscendo a strapparsi completamente di dosso la maschera che gli è stata imposta, egli giunge a conseguenze drammatiche, quali la pazzia e il suicidio. Dallo sforzo verso un obiettivo irraggiungibile nasce la follia. In particolare il suicidio, tra tutti gli episodi che hanno come sfondo lampi di follia, è l’atto più tremendo che getta ombra su tutte le cose belle della vita, e che, ormai, è diventato troppo ricorrente, perché considerato, quasi paradossalmente, la via più facile. Nell’opera pirandelliana questo gesto estremo è ampiamente rappresentato nella commedia “Vestire gli ignudi”, dove la protagonista, Ersilia, tenta di uccidersi facendo credere a tutti che sia per amore. Così, avendo coperto il suo gesto con una menzogna, diventa “qualcuno” prima d’essere smascherata dalle sue stesse bugie. Oggi, in tempi di reality show, di una TV che offre momenti di fugace e tanto a lungo bramata celebrità, tra lacrime e intimi pensieri gettati in pasto a milioni di telespettatori desiderosi di accendersi di compassione ed eccessivo buonismo, questa è un’interessante chiave di rilettura dell’opera, poiché racconta di coloro che, sentendosi nudi perché ritenuti insignificanti, si rivestono dei panni, seppur sporchi e logori, che gli altri gli fanno indossare. Ma la follia è per Pirandello il solo modo per recuperare la propria identità, lo strumento di contestazione per eccellenza che i vari esempi artefatti di vita sociale possiedono, l’arma che fa esplodere convenzioni e consuetudini.
L’unico modo per vivere, per trovare il proprio io, è quello di accettare il fatto di non avere un’identità, ma solo centomila frammenti, centomila elementi distinti, e quindi di non essere poi nessuno, e accettare così l’alienazione completa da se stessi. Tuttavia la società non accetta il relativismo, e chi lo fa viene dunque ritenuto pazzo.
Il tema della rinuncia alla vita è forse visto dai critici come il più moderno tra tutti quelli dell’intera opera pirandelliana.
Nonostante appaia sfuggente e complesso, il pensiero di Pirandello è ancora attuale e attuabile a 75 anni dalla sua morte e ciò non deve stupire, poiché l’umanità sembra regredire di giorno in giorno.
 Anna
da nerosubianco
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